| …Vorrei
fare alcune considerazioni sullo stato di salute della sinistra
e dei D.S. in particolare, nella nostra zona; con l'augurio, ma
anche con la speranza, che possa essere l'inizio di una nuova fase
di confronto e di dibattito. Non ricordo più da quando non
si discute all'interno dei Democratici di Sinistra. Negli ultimi
tempi, infatti, si discute solo in prossimità delle elezioni:
prima per far passare candidati già decisi, dopo per discutere
sui risultati e trovare, in caso di sconfitta, i capri espiatori.
Ma per fare quale politica, per quale programma battersi, è
cosa che non si fa più; appartiene al passato, al vecchio,
è in contrasto col nuovo look diffuso dai media e dal berlusconismo.
Per tentare di vincere Berlusconi bisogna rincorrerlo, imitandone
modi e linguaggio, contrapponendo il vuoto al vuoto. Sarebbe troppo
lungo, in questa sede, affrontare l'argomento in tutte le sfaccettature,
perciò mi limiterò a fare solo qualche osservazione
nella speranza che altri riprendano il discorso. Attraversando tutta
la fascia costiera dello Ionio cosentino, le sezioni di partito,
quando esistono, sono simili a quei ruderi coperti di muschio o
di erbacce che testimoniano di un antico splendore ma anche di una
attuale decadenza. Questa zona, in effetti, è stata ed è
una delle più importanti della Calabria, non solo per le
potenzialità economiche e di sviluppo, ma anche per la quantità
e qualità dei suoi dirigenti; al punto che più volte,
nel passato, è stata avanzata l'idea di creare una seconda
federazione; idea puntualmente osteggiata dai detentori del potere
centrale nel partito. La crisi attuale non è nata dalla sera
alla mattina. E' stata il punto di arrivo di un lento ma inesorabile
processo di degrado dei valori veri della politica, a favore del
qualunquismo e del disimpegno, che ha fatto perdere di vista la
gente, le "masse" - come si chiamavano una volta, ed ha
portato alla auto-referenzialità. La riforma del sistema
elettorale, con la conseguente proliferazione di formazioni politiche,
a volte di nessun peso, ha fatto il resto. Il partito, stremato,
non ha retto l'urto e si è adagiato diventando a questo punto
solo strumento di lotte intestine e non più di lotte sociali,
civili, politiche della collettività. All'ombra di un partito
siffatto si sono formati gruppi dirigenti di dubbie capacità,
unicamente interessati a promuovere lo la loro immagine per candidature
di rilievo regionale e/o nazionale. Stando così le cose,
sorge spontanea la domanda: che fare? Attendere in modo fatalistico
le prossime scadenze elettorali per ripetere la vecchia liturgia
di scelta del candidato, denunciare la mancanza di partecipazione
democratica e poi andare a votare per senso di responsabilità?
E' la risposta più semplice, questa, ma anche la peggiore
perché condannerebbe le residue speranze di un cambiamento.
Non è più possibile assistere impotenti al declino
di una grande forza della sinistra, i D. S., in un territorio ricco
di potenzialità economiche e produttive, di storia e di cultura,
teatro negli anni passati di grandi lotte democrariche e civili.
Non si fa più politica nel senso più nobile del termine;
si è creato, invece, spazio per tanti che hanno ridotto la
politica a strumento di affermazione personale, a mezzo per inseguire
e soddisfare interessi individuali. Invertire questa tendenza non
è solo possibile, ma doveroso. Bisogna rompere il muro di
silenzio e indifferenza che c'è in tanti, vincere lo scoramento,
ritrovare le ragioni dell'impegno e della lotta, opporsi al senso
di ineluttabilità della situazione presente, dare voce e
spazio alle passioni sopite per sconfiggere i mestieranti della
politica che m gran numero, negli ultimi anni, si sono infiltrati
nelle nostre fila, attratti dai buoni esempi di alti dirigenti unicamente
impegnati alla creazione della propria candidatura al consiglio
regionale o al parlamento, al di là dei meriti e delle capacità,
facendo nello stesso tempo il vuoto attorno al partito. Si è
assistito, per questi motivi, non solo allo svuotamento delle sezioni
come luoghi di incontro, confronto di idee, discussione e proposte,
ma anche alla e-marginalizzazione di quanti non hanno accettato
e non accettano di essere inquadrati, additati come elementi ostacolanti
la nuova cultura politica del leaderismo sfrenato, in ritardo sui
tempi perché non accettano l'omologazione culturale e politica.
Bisogna perciò ritornare a fare politica, nella consapevolezza
che ogni ulteriore indugio peserà come un macigno e che domani
potrebbe essere già tardi.
DAMIANO
MONTESANTO
Docente, ex Sindaco di Cariati
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