ANNO XXVI N.1/2 - GENN./FEBBR. 2003 SONDAGGIO ARCHIVIO
COME STA LA SINISTRA ?

Vorrei fare alcune considerazioni sullo stato di salute della sinistra e dei D.S. in particolare, nella nostra zona; con l'augurio, ma anche con la speranza, che possa essere l'inizio di una nuova fase di confronto e di dibattito. Non ricordo più da quando non si discute all'interno dei Democratici di Sinistra. Negli ultimi tempi, infatti, si discute solo in prossimità delle elezioni: prima per far passare candidati già decisi, dopo per discutere sui risultati e trovare, in caso di sconfitta, i capri espiatori. Ma per fare quale politica, per quale programma battersi, è cosa che non si fa più; appartiene al passato, al vecchio, è in contrasto col nuovo look diffuso dai media e dal berlusconismo. Per tentare di vincere Berlusconi bisogna rincorrerlo, imitandone modi e linguaggio, contrapponendo il vuoto al vuoto. Sarebbe troppo lungo, in questa sede, affrontare l'argomento in tutte le sfaccettature, perciò mi limiterò a fare solo qualche osservazione nella speranza che altri riprendano il discorso. Attraversando tutta la fascia costiera dello Ionio cosentino, le sezioni di partito, quando esistono, sono simili a quei ruderi coperti di muschio o di erbacce che testimoniano di un antico splendore ma anche di una attuale decadenza. Questa zona, in effetti, è stata ed è una delle più importanti della Calabria, non solo per le potenzialità economiche e di sviluppo, ma anche per la quantità e qualità dei suoi dirigenti; al punto che più volte, nel passato, è stata avanzata l'idea di creare una seconda federazione; idea puntualmente osteggiata dai detentori del potere centrale nel partito. La crisi attuale non è nata dalla sera alla mattina. E' stata il punto di arrivo di un lento ma inesorabile processo di degrado dei valori veri della politica, a favore del qualunquismo e del disimpegno, che ha fatto perdere di vista la gente, le "masse" - come si chiamavano una volta, ed ha portato alla auto-referenzialità. La riforma del sistema elettorale, con la conseguente proliferazione di formazioni politiche, a volte di nessun peso, ha fatto il resto. Il partito, stremato, non ha retto l'urto e si è adagiato diventando a questo punto solo strumento di lotte intestine e non più di lotte sociali, civili, politiche della collettività. All'ombra di un partito siffatto si sono formati gruppi dirigenti di dubbie capacità, unicamente interessati a promuovere lo la loro immagine per candidature di rilievo regionale e/o nazionale. Stando così le cose, sorge spontanea la domanda: che fare? Attendere in modo fatalistico le prossime scadenze elettorali per ripetere la vecchia liturgia di scelta del candidato, denunciare la mancanza di partecipazione democratica e poi andare a votare per senso di responsabilità? E' la risposta più semplice, questa, ma anche la peggiore perché condannerebbe le residue speranze di un cambiamento. Non è più possibile assistere impotenti al declino di una grande forza della sinistra, i D. S., in un territorio ricco di potenzialità economiche e produttive, di storia e di cultura, teatro negli anni passati di grandi lotte democrariche e civili. Non si fa più politica nel senso più nobile del termine; si è creato, invece, spazio per tanti che hanno ridotto la politica a strumento di affermazione personale, a mezzo per inseguire e soddisfare interessi individuali. Invertire questa tendenza non è solo possibile, ma doveroso. Bisogna rompere il muro di silenzio e indifferenza che c'è in tanti, vincere lo scoramento, ritrovare le ragioni dell'impegno e della lotta, opporsi al senso di ineluttabilità della situazione presente, dare voce e spazio alle passioni sopite per sconfiggere i mestieranti della politica che m gran numero, negli ultimi anni, si sono infiltrati nelle nostre fila, attratti dai buoni esempi di alti dirigenti unicamente impegnati alla creazione della propria candidatura al consiglio regionale o al parlamento, al di là dei meriti e delle capacità, facendo nello stesso tempo il vuoto attorno al partito. Si è assistito, per questi motivi, non solo allo svuotamento delle sezioni come luoghi di incontro, confronto di idee, discussione e proposte, ma anche alla e-marginalizzazione di quanti non hanno accettato e non accettano di essere inquadrati, additati come elementi ostacolanti la nuova cultura politica del leaderismo sfrenato, in ritardo sui tempi perché non accettano l'omologazione culturale e politica. Bisogna perciò ritornare a fare politica, nella consapevolezza che ogni ulteriore indugio peserà come un macigno e che domani potrebbe essere già tardi.


DAMIANO MONTESANTO
Docente, ex Sindaco di Cariati

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